Richiami (testo catalogo) Nulla viene meno al trascorrere del tempo e l’accadere delle cose plasma ciò che costituisce il nostro presente. Una rete sottile, ma non lacerabile, unisce gli eventi passati a quelli attuali e si prolunga per accogliere ciò che ancora è futuro. Ogni vita comincia recando vestigia, spesso impercettibili, su ogni essere con cui è direttamente o indirettamente in rapporto costante. L’arte di Eloise Ghioni inizia dall’abbandono di quel rigoglio di energie, immagini, suoni, sensazioni, pensieri e azioni che compongono la nostra vita. Questo gesto non ci conduce però lontano dalle nostre esperienze e dalla concretezza del nostro mondo (con i suoi ritmi e i suoi bisogni), ma al contrario ci chiede di sperimentare, abbandonando tutto ciò acutamente, nell’agire quotidiano: la trama dei segni, dei legami e delle cicatrici che ci caratterizzano e ci distinguono. Negli archi e nei cerchi che marchiano leggermente le superfici candide dei quadri, siamo invitati a percepire la profondità del legame che ci unisce al mondo: ogni traccia, bianca nel bianco, indica la presenza a cui non possiamo sottrarci delle cose, di qualsiasi genere intorno a noi. L’assenza di ogni loro rappresentazione ci conferisce la responsabilità di notarne ugualmente l’esistenza. La conoscenza di tali rapporti però, è anche un impegno a domandarsi: che ne è delle cose reciprocamente avviluppate e in che modo noi stessi ci inseriamo in questa trama di interferenze? La traccia può essere stata od essere tuttora dolorosa; essa è stata in ogni caso una modificazione che l’altro ha dovuto ricevere. Il progetto di Eloise Ghioni ci invita a concentrare la nostra attenzione su una zona intermedia tra noi e il mondo che ci circonda. Attraverso essa avviene la nostra reciproca interazione e comunicazione e su di essa si conserva una traccia essenziale di ogni stimolo, emozione, sentimento e volizione. Se la nostra prima pelle è quella epidermica, la più immediata per noi e la seconda sono gli abiti che indossiamo, essenziali per formare l’immagine con cui ci presentiamo agli altri; possiamo concepire questa zona di transizione tra l'io e il mondo come una "terza pelle". Third Skin è il nome con cui Eloise Ghioni definisce il suo progetto, di cui cerca coglierne le peculiarità. In quanto filtro ancora mio ma non più completamente, esso trattiene i frammenti di vissuto e le forme che li caratterizzano in modo essenziale. Gli archi, i cerchi e i punti sono figure che in virtù della loro forma in sé conchiusa e del bianco, somma di tutti i colori, che li supporta, rimandano alla compiutezza degli eventi e tuttavia non sono quegli eventi stessi, ma la loro traccia: non-colore che allude al colore, non-passione che allude alla passione e stasi infine, che allude al più vario movimento. L’opera di Eloise Ghioni però non si ritira in un mondo metafisico, la perfezione delle forme e dei colori è sottilmente incrinata dal rapporto che esse hanno con il trascorrere del tempo: sono tracce della vita che stanno nella nostra realtà perché si modificano progressivamente come tutte le cose; i quadri si sottraggono perciò alla loro statica identità per crearne continuamente una nuova, perché l’artista ha scelto di trattare i suoi materiali in modo che mostrino sensibilmente e gradualmente il trascorre del tempo. Come il passato prosegue modificato nel presente, così Third Skin mostra le sue impronte, gravide di allusioni ma con la loro vita parzialmente indipendente. La ricercata essenzialità che questi quadri ci offrono e il voluto rifiuto di ogni rappresentazione esplicita sono un invito a percepire la voce silenziosa, unitaria e cangiante della vita che reciprocamente unisce la perfezione delle forme e il non-colore bianco; essi costituiscono pertanto un delicato e vitale equilibrio in cui scoprire la ricchezza e la varietà delle infinite, eppure tutte riconoscibili, manifestazioni del nostro essere. Fragile responsabilità, custodia della propria peculiarità ed esigenza di comunicazione ed unione con gli altri e il mondo, nonché di riconoscimento e comprensione delle nostre passioni è questo che rappresenta Third Skin; e così l’artista traccia il suo messaggio facendo scaturire, dall’essenzialità espressiva, l'infinita sfumatura dell’esperienza. Matteo Bianchetti